IN VIAGGIO CON NURNET

Nuraghe Diana a Is Mortorius, Quartu

Qualche giorno fa, in occasione della presentazione del libro "Un nuraghe per tutti", ultima fatica del topografo Antonello Gregorini, ideatore e cofondatore di Nurnet- La rete dei Nuraghi, ho cercato di capire come fosse Cagliari in epoca nuragica.

Nel bellissimo Golfo degli Angeli sorgeva(no) K'Rel, le città di Dio, una pluralità di distinti villaggi nuragici. Vivevamo in capanne , avevamo una vocazione mercantile fin da allora.  

Dove ora sorge l'Auchan di Santa Gilla confluivano una molteplicità di fiumi che portavano sedimenti e c'era un porto fenicio punico. Giorgio Valdès, ingegnere cagliaritano, formidabile studioso della storia nuragica e prenuragica della Sardegna, nonché socio fondatore di Nurnet, ci ricorda  che Sa Illetta, oggi penisola , in origine fosse un'isola in una laguna vastissima. Dal fondo dello stagno furono estratte delle anfore romano puniche a testimonianza che lì a Santa Gilla c'era un porto, un attracco importante per navi mercantili che caricavano minerali come l'ossidiana da e per l’interno dell’isola.Nel 3000 avanti Cristo Santa Gilla arrivava verosimilmente fino a Uta , dove molti reperti del passato sono stati distrutti ma dove ancora esiste traccia di diversi nuraghi polilobati e dei nuraghi circostanti con tanto di fonderia a 350 mt di distanza. 

L'urbanizzazione di Cagliari ha tappato tutto sotto il cemento, ma è intuitivo che nell'area ci fossero  villaggi appartenenti alla civiltà nuragica, visti i tanti nuraghi che ci sono intorno, come Nurax'Anna a Margine Rosso, o Nuraghe Diana a Is Mortorius; la cortina di nuraghi retrostanti; e importanti emergenze anche nell’agro di Maracalagonis, Sinnai, Dolianova, Sestu, etc. Insomma tutta l’area cagliaritana era circondata da importanti villaggi nuragici pertanto è improponibile la tesi che Cagliari sia nata con i Fenici.

Nel viale Trieste sono stati trovati reperti di epoca nuragica. A Sant'Elia ci sono stati ritrovamenti del paleolitico superiore e si pensa che il Comune di Cagliari li stia mettendo in protezione. Un nuraghe era stato avvistato a Monte Urpinu, all’epoca  del Taramelli, ma fu distrutto dai lavori  della strada, o forse è sotto qualche cisterna militare. Oggi le vestigia della civiltà nuragica potrebbero essere rappresentate dal solo pozzo sacro  nel parco di Monte Claro, che Nicola Dessì, archeologo, segnalò qualche anno fa.

Noi sardi non conosciamo la storia delle nostre origini, una civiltà millenaria che se la si studiasse non potrebbe che essere motivo di vanto. Eravamo esperti navigatori, commercianti e capaci architetti. Parlare della civiltà nuragica, esaltarla, non può che portare che vantaggi: economici, antropologici, sociologici, psicologici.   Qualsiasi nuova scoperta archeologica fa gridare al miracolo e viene prontamente sfruttata in termini turistico economici in ogni parte del mondo. 

Fino a qualche anno fa che in Sardegna ci fosse una miriade di strutture nuragiche o prenuragiche che urlavano vendetta per quanto sottostimate e maltrattate dalla storiografia e dal mondo accademico in generale, non interessava a nessuno. 

Da qualche anno la forza culturale e lungimirante e l'amore per la salvaguardia dell'identità del popolo sardo ha spinto un gruppo di professionisti cagliaritani a creare Nurnet, un' associazione no profit che ha come missione quella di segnalare su mappa tutto ciò che I nostri avi nuragici ci hanno lasciato. Ne è uscita fuori una Sardegna carica di testimonianze dell'esistenza di una millenaria avanzatissima civiltà nuragica. Sono stati mappati finora 3250 nuraghi , oltre a menhir domus de janas pozzi sacri ecc. 

I Giganti di Mont'e Prama ci hanno portato alla ribalta. E alcuni hanno incominciato (lo scrittore Sergio Frau con l'avvallo del nostro massimo archeologo Giovanni Lilliu)finalmente, a trovare attinenze fra l'Atlantide di Platone e la Sardegna. Si, la Sardegna mitologica è plausibile, cavalchiamo l'idea , sosteniamo che le Colonne d'Ercole siano situate fra la Sicilia e la Tunisia , cosicché venga facile asserire che l'Atlantide coincida con la Sardegna, che l'Isola Sacra oltre il Grande Verde abitata dai Popoli del Mare, o "Bell'Occidente",di cui c'è traccia nei testi sulla civiltà egizia, o ancora che la mitica Tartesso , la città o terra dei metalli, citata per ben 21 volte dalla Bibbia, siano individuabili nella nostra meravigliosa isola.

Gregorini nel suo libro parla di oscurantismo storiografico per motivare la incredibile scomparsa della civiltà nuragica dai libri di testo. Perchè non si è mai parlato dei nostri avi come abili costruttori di navi e navigatori provetti, abili industriali dell'ossidiana, costruttori di tholos e scale capolavoro come quella del pozzo sacro di Santa Cristina? Come mai ci siamo dimenticati che eravamo valorosi e temuti guerrieri (il popolo del mare) tanto da essere scelti dai faraoni come guardie del corpo? Perchè si nasconde che i nuragici, mercanti dediti al commercio, non potevano non conoscere la scrittura e fare di conto? E se vogliamo dirla tutta dobbiamo sfatare l'idea che siano stati gli etruschi a darci lezioni di ogni genere, è molto probabile invece che gli etruschi siano stati allievi dei nuragici! 

D'altra parte non è mica vero che il popolo nuragico sia arrivato in Sardegna grazie agli etruschi colonizzatori. Esiste uno studio sulla genetica che ci dice che I sardi esistono da 20.000 anni, arrivati dal nord Europa a seguito della glaciazione del pianeta, in cerca di buon cibo, acqua e bel clima. E che abbiano trovato una terra rigogliosa, ricca di foreste, pesca e caccia, e ossidiana...

Antonello ci ricorda che fino a quando Lilliu , negli anni '50 parlò di Barumini, i nuraghi erano ancora poco considerati, alla stregua di mucchi di pietra. Si trasmetteva ahimè di generazione in generazione un messaggio forte e chiaro: sardo = brutto! Quando un bel po' di anni fa cominciò a girare per la Sardegna, rimase impressionato e affascinato dal gran numero di nuraghi. Costituì Nurnet nel 2013 per rimarcare la UNICITA' DELLA CIVILTA' NURAGICA, " ce l'abbiamo solo noi e all'estero è sconosciuta". 

Inizialmente Nurnet aveva una missione economica, divulgare la grandiosità della civiltà nuragica a scopi turistici, sulla falsariga dell'esaltazione del mito come attrazione turistica che nel mondo si fa con nonchalance, vedi ad esempio la leggenda di Romeo e Giulietta per Verona o della Lupa e Romolo e Remo per Roma. E perchè non approfittare dell'immagine Sardegna = Atlantide? Nurnet suggerisce la creazione di un logo, di un brand a scopi economico-turistici,  ben venga! In questi anni La rete dei nuraghi ha raggiunto risultati eccezionali. Basata su un progetto scientifico, costruire un GEOPORTALE, prontamente realizzato, ha creato un'immagine di unicità nuragica , confezionando un brand Sardegna assolutamente vendibile. 

Alla luce del grande lavoro che c'è dietro il Geoportale, Gregorini da un lato reclama maggiore tutela del paesaggio e dall'altro spinge per far emergere un'identità di cui essere orgogliosi. Un'identità che restituisca alla civiltà nuragica la sua degna collocazione, svilita e oscurata storicamente , non si sa se in modo casuale o intenzionale. Anzi, i sardi devono indignarsi, aggiunge l'autore, se finora non si sa niente della società nuragica.

Che i nuragici non navigassero, fossero litigiosi, barbari, mandroni, chiusi nel clan,che venissero raffigurati insomma come degli ebeti, sembrava assiomatico. Niente di più sbagliato. Grazie a quanto evidenziato da Nurnet circa la OMOGENEITA' della presenza dei nuraghi, omogeneità nella tipologia delle costruzioni, viene consequenziale asserire che in Sardegna ci fossero capomastri che giravano per il territorio, società relativamente aperte e non clan, scambi commerciali con civiltà distanti, micenea, egizia,etrusca, cave con attività estrattive minerarie, fornaci, laboratori, empori (piccolo anfiteatro), magazzini. I nostri avi nuragici erano prolifici. Secondo alcuni studi di genetisti potevano essere 700.000, un numero enorme per quei tempi, ma plausibile se pensiamo alle grandi risorse alimentari di cui disponevano. Erano organizzati, cacciavano, disegnavano e costruivano com maestria: le Tholos a piani sfalzati e le scale elicoidali non ci rinviano di certo ad un popolo barbaro. Ci sono studi genetici che rivelano l'esistenza di popolazioni residenti antichissime, che già nel 6000 a.c. esportavano ossidiana fuori dalla Sardegna. Viene da sé che sapessero navigare.

Che funzioni avevano in definitiva i nuraghi? Funzioni plurime. I nuragici davano luogo ad una programmazione urbanistica, allineavano i nuraghi a gruppi di tre, concentrandoli in prossimità dei corsi d'acqua. Non si può parlare di clan a questo punto.

Come si è detto, che i sardi dovessero avere una scrittura è ormai una certezza, per una semplice ragione, tutti i sistemi sociali complessi, che immagazzinano risorse e le commercializzano hanno bisogno di rendicontare le proprie produzioni e vendite. Che sia per il Re, il Faraone, il capo clan o un semplice commerciante è impossibile non prendere nota di quantità, pesi e misure. Specie considerando che i nuragici commerciavano con luoghi ove la scrittura era conosciuta da tempo come Grecia, Egitto e Fenicia.

Che fine ha fatto la civiltà nuragica? Come la reggia di Barumini che, ricordiamolo, era inglobata in una collina, così ci sono almeno altri quaranta nuraghi delle stesse dimensioni ancora sotto il fango.  Un terribile megatsunami ha spazzato via l’intero Campidano, bloccandosi soltanto dove c’è la Giara che fece da diga. E che fine ha fatto la nuragica K'rel ?devastata da antichissime frane colossali nel golfo di Cagliari.

 

1 febbraio 2018

vista privilegiata dal nuraxi Anna a Margine Rosso

sa domu 'e s'orcu, Sarroch

nuraghe Antigori,Sarroch

ceramiche micenee ad Antigori

Nuraghe Sa domu 'e s'Orcu, Sarroch

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