LA GIORNATA MONDIALE DELL'ACQUA

sotterranei di Cagliari

Il 22 marzo di ogni anno si festeggia l'acqua in tutto il mondo.Cagliari non è stata da meno.Da giovedì a sabato , sotto l'egida di Abbanoa, alla Mediateca è stato allestito e aperto al pubblico "il Villaggio dell'acqua", un carosello di attività, laboratori, spettacoli , mostre, tavole rotonde, musica e tutto quello che ruota attorno al tema ACQUA. L'obiettivo era quello di far riscoprire ai cagliaritani (successivamente il villaggio diventerà un format, a cadenza annuale verrà portato in giro per la Sardegna) il valore e tutti i significati dell'acqua. Prendendo spunto dal manifesto internazionale presentato a Lisbona nel 1998 da un comitato mondiale , è stato pubblicata "La carta fondamentale dell'acqua in Sardegna", un documento incentrato sul messaggio che per salvaguardare questo bene prezioso occorre fare promozione e sensibilizzare l'opinione pubblica. E cosa è meglio del creare eventi culturali e d'arte?

IL FASCINO DELLA CAGLIARI SOTTERRANEA 

Ogni tanto si apre una voragine e si scopre nel sottosuolo una cavità misteriosa per la gioia degli archeo-speleologi. La nostra città ha un sottosuolo ricchissimo di cavità e grotte, una rete infinita di cunicoli noti ai punici e ai fenici. Ma fu in epoca romana, quando Karales raggiunse il numero di 150.000 abitanti (!!!)wild che l'uso del sottosuolo assunse un differente connotato. L'antropologo Antonello Fruttu del Centro Studi Ipogei SPECUS, sa tutto sull'acquedotto romano cagliaritano e intrattiene un pubblico attento nella sala del primo piano della Mem. Ci accompagna in un viaggio ideale fra le numerose cisterne, condotti e camere di decantazione di cui è disseminata Cagliari nel sottosuolo. 

I Cagliaritani sbagliano a pensare che tutto l'acquedotto romano sia stato creato per raccogliere l'acqua proveniente dall'Anfiteatro. In realtà esso stesso si approvvigionava di acqua che arrivava da una zona superiore (Buoncammino?). Dall'Anfiteatro si dipana un condotto che giunge al lato est dell'Orto botanico, prosegue toccando l'Ospedale civile e arriva alla Clinica Macciotta. E' un condotto di 400 mt. La cloaca massima è a ridosso della Fossa di San Guglielmo, nota già ai Cartaginesi. E' una cavità enorme sotto l'ex clinica Aresu (foto). Ancora oggi c'è acqua. Da qui l'acqua viene incanalata e distribuita in città. 

Nel 1975 nel viale Merello, all'angolo con via Don Bosco, durante dei lavori stradali venne fuori un possibile canale aduttore.

Altro grande cisternone lo abbiamo nell'area dei Cappuccini, dove nel '40 c'era un rifugio antiaereo.Raccoglieva l'acqua proveniente da Buoncammino e la portava in città. Attualmente questi cisternoni non sono piu visitabili,ed è un peccato perchè a detta di chi li ha visti e studiati sono carichi di fascino e ricchi di testimonianze storiche di sicuro interesse sia per i turisti che per i cittadini . Nel 1861 fu il canonico Giovanni Spano a notare che queste cisterne , cariche d'acqua, continuavano ad essere utilizzate dai frati per coltivare l'orto. Anzi, il terreno dove c'è il rigoglioso frutteto veniva fertilizzato dai frati col guano dei pipistrelli che tutt'ora colonizzano il cisternone (cit. Marcello Polastri noto speleologo cagliaritano). Anche oggi c'è acqua di falda . 

Un altro cisternone si trova in cima alla collina di Tuvumannu e un altro ancora sotto la Villa Mulas Mameli a Tuvixeddu. Tutti questi ambienti sono stati riadattati durante il secondo conflitto. Addirittura uno è stato trasformato in cinema. Altro ambiente è la cavità di Su stiddu in piazza d'Armi. È ancora lo Spano a dire che è un antico cisternone romano, ma non abbiamo documentazione .

A Cagliari abbiamo due tipologie di acquedotto. Un esempio del primo si trova sotto via De MagiStris con percorso nord/sud . Dell'altro ne abbiamo un esempio sul colle di  Sant'Avendrace. La tecnica era quella di costruire pozzi verticali e farvi scendere una squadra di cavatori x creare bretelle di congiunzione con altri scavi. 

Dove andava a finire tutta quest'acqua nella Cagliari romana? Nel 150 d.c. Cagliari aveva almeno 150 mila abitanti. Per il calcolo si fa una proporzione di 1 a 3 rispetto al numero di posti possibili nell'Anfiteatro, che erano 30 mila. L'acqua serviva per gli abitanti, ma era importante anche per aspetti militari. È possibile,sostiene con cognizione di causa Fruttu ,che a Cagliari ,indicativamente nell' area via Pola - Viale Trieste (cit. Nicola Dessì, archeologo) ci fosse una enorme cisternone per l'approvvigionamento d'acqua della flotta. Visto che la base di Cagliari era la più importante del Mediterraneo per centralità ed era strategica per inviare la flotta militare a sedare rivolte in Spagna o altre zone calde, viene facile pensare che la scorta di acqua per la flotta dovesse esserci anche a Cagliari, sull'esempio di quanto è stato rinvenuto a Napoli ai Campi Flegrei (la Piscina Mirabilis).La cerchiamo ?

I romani riuscivano a contenere fino ad 1 milione di metri cubi d'acqua. Da Villamassargia veniva trasportata acqua fino a Cagliari, sono più di 50 km, anche attraverso cunicoli sotterranei. Nel 2003 in via De Magistris durante gli scavi per l'edificazione  del bel palazzo di fronte al teatro Massimo, venne alla luce parte dell'acquedotto romano. Fu un ritrovamento eccezionale. Oltre 750 metri di gallerie. Questo sistema approvvigionava anche la zona residenziale, dove c'è la villa di Tigellio per capirci.Il Castellum acquae o camera di decantazione sotto il cantiere di via de Magistris. L'acqua proveniva dal condotto di Elmas. Da via de Magistris un condotto va verso viale Trieste, l'altro verso il corso Vittorio Emanuele. Era scavato nella roccia interamente a mano, con scalpelli. Ci sono incavi nelle pareti per poggiare le lanterne,unica fonte d'illuminazione. Sulle pareti trovi le "pedarole", piccoli scavi fatti per ispezionare e pulire periodicamente il condotto senza uso di scale. Lo stato di conservazione è buono. Ma ci sono molti detriti che costringono ad andare carponi per lunghi tratti.

Perchè non recuperare le vestigia del nostro maestoso acquedotto romano, un'opera meravigliosa che si pensava dispersa nei meandri sotterranei di Cagliari?E' l'auspicio dei tanti operatori del mondo archeo speleologico, come il gruppo dei giovani archeo speleologi Giovanni Spano. 

Infine un'ultima annotazione riguarda il sistema delle fognature. Sotto Sant'Eulalia c'è un impianto fognario, importante per evitare l'inquinamento delle falde ed evitare epidemie.

Un ringraziamento ad Abbanoa e agli organizzatori del Villaggio dell'acqua, per aver regalato alla sottoscritta e al numeroso pubblico presente, dei momenti di cultura e di storia cittadina, di cui non ce n'è mai abbastanza! 

 

 26 marzo 18

le tre giornate del Villaggio

l'archeologo Antonello Frattu ci racconta del grande acquedotto romano

la clinica Aresu, costruita nel dopoguerra sulla Fossa di san Guglielmo

il C.S.I. Specus ha guidato 150 persone nella galleria e nei serbatoi di san Vincenzo

Piscina Mirabilis, Campi Flegrei, Napoli