LA DEVOZIONE PER SANT'EFISIO

"Che devi fare stasera?"

"Stasera faccio i Sepolcri con Efisio"

 

Appuntamento immancabile per i cagliaritani, e non solo per gli abitanti di Stampace.

Il giovedì santo si accompagna Efisio per i Sepolcri. Si attende la sua uscita sul sagrato della sua Chiesa, si vuol vedere se è "bellino", com'è vestito, se porta il lutto per l'occasione, la mantella di seta nera, bella stirata e luccicante, e il pennacchio nero sull'elmo. Voglibamo vedere dove Don Ottavio, il parroco di Sant'Anna, la storica chiesa del quartiere di Stampace, lo porterà. Gli diamo del tu. "Ciao Efisiu santu gloriosu, bellixeddu ". Il tono è confidenziale, c'è amicizia fra i cagliaritani e il santo guerriero, c'è affetto e fratellanza. Ci è simpatico. Ci si capisce al volo, si parla la stessa lingua. La nostra devozione verso Sant'Efisio è sentita diversamente, a differenza ad esempio di quel che proviamo per la Nostra Signora di Bonaria o per  Sant'Ignazio da Laconi o per Fra Nicola da Gesturi, ai quali ci rivolgiamo, come è normale del resto, con maggiore solennità e deferente rispetto.

Non voglio con ciò dire che verso Efisio manchiamo di rispetto, anzi, lo teniamo in grande considerazione, come fosse l'amico saggio o un buon padre o, lasciatemelo dire, come teniamo a Gigi Riva! Guai a toccarceli !!!!!

Efisio è venerato da sempre in tutta la Sardegna. Come mai, con tutti i santi che ci sono in ogni angolo dell'isola è stato scelto proprio lui come collettore totalitario della devozione dei sardi? Ogni singolo paese ha il suo protettore al quale dedicare sagre feste e preghiere, e ciononostante Efisio non viene mai messo in ombra, anzi primeggia. Che forse la sacralità raffigurata da Sant'Efisio vada ricercata nel dna del popolo sardo? Mi spiego meglio. Abbiamo sentito mille volte la ricostruzione storica della sua vita, delle racapriccianti torture da lui subite a Cagliari, sotto l'imperatore Diocleziano, nei sotterranei della chiesa a lui dedicata, e della morte per decapitazione avvenuta sulla spiaggia di Nora, che ci fanno venire in mente i lugubri sistemi del terrorismo targato Isis. Sappiamo che non ha mai abiurato la sua fede cristiana, e che in punto di morte ha promesso protezione alla città e al popolo sardo.

E se la figura del guerriero martire fosse un' icona di quella sacralità appartenente al popolo  e alla civiltà sarda che affonda le sue radici in un'epoca precedente a quella dell'occupazione romana? Non è certo una novità affermare che la cristianizzazione abbia fatto piazza pulita delle più antiche forme popolari di sacralità, quelle per capirci classificate come pagane. Eppure abbiamo vari esempi di nostre tradizioni ancestrali sopravissute, delle quali,pur trasformate, se ne trova traccia nel folklore o, come dirò , nell'immagine del nostro Sant'Efisio. 

E così, andandomi a documentare sulla figura di Efisio martire , sono incappata in una intrigante ricostruzione delle sue origini. La teoria è senza dubbio affscinante. Si deve partire dalla Stele di Nora e dalla sua traduzione.

La stele di Nora è un blocco in pietra arenaria (alto 105 cm, largo 57) recante un'iscrizione che la maggior parte degli studiosi ritiene eseguita in alfabeto fenicio. Fu rinvenuta nel 1773 inglobata in un muretto a secco di un vigneto in prossimità della chiesa di Sant' Efisio a Pula. Per l'epigrafista Gigi Sanna la stele è invece un bellissimo documento attestante il ruolo dell’’altissima e raffinatissima scuola scribale nuragica della Sardegna della fine del Secondo Millennio a.C., non di quella ‘fenicia’. Recenti scoperte della scrittura e della lingua nuragica, come il rinvenimento di testi (v.quello dei ‘cocci’ nuragici di Orani) con segni alfabetici e contenuto identici a quelli della stele norense, o come la conferma dell’esistenza di una scrittura nuragica ‘numerica’ a rebus, dà un significato eccezionale nella storia della scrittura al documento; a questo si aggiunga la non prevista comparsa del nome di un ‘santo’ nuragico, oggi santo celeberrimo cristiano dell’Isola, alla fine della scritta. Il nome che vi si legge è LEPHISY, figlio di NOGAR. Indebolitasi nel tempo la consonante liquida L, facilmente  LEFE/IS-Y si trasformò in Efis, italianizzandolo. EFIS/Efisio quindi non era un martire cristiano ma un dio/santo pagano, per meglio dire NURAGICO/SHARDANA, preesistente alla colonizzazione romana e cartaginese, e quindi una deità riconosciuta già in tempi millenari.

Alla luce di questa teoria non è un caso che l'Efisio romano fu martirizzato proprio a Nora, nella zona dove nel 1773 venne trovata la stele con un'iscrizione fenicia(nuragico-fenicia) sino a oggi ritenuta il documento scritto più antico della storia occidentale. Sanna, ex docente di lingua e letteratura latina e greca, ora insegnante di storia della Chiesa antica presso l'istituto di Scienze religiose di Oristano, ha raccolto le sue tesi in un libro di 250 pagine "La stele di Nora. Il Dio, il Dono, il Santo" (edizioni Ptm).

Ecco dunque, la "misteriosa" origine di questa festività ed il nostro attaccamento ed amore per questa figura, che è così grande da attenderci da LUI, i più grandi miracoli. L'emozione dei cagliaritani ieri, durante la processione per le sette chiese, era tangibile  e se tanto mi dà tanto lo sarà ancora a lungo. 

 

 30 marzo 18

Efisio listato a lutto

Efisio esce dalla sua casa

folla di devoti in via Manno

in via Cima per andare dalle Clarisse

a Santa Croce

via Università

la parte femminile della Congregazione di Sant'Efisio

la guardianìa

in Cattedrale

a Sant'Anna

la stele di Nora, eccezionale documento di scrittura nuragica. Nell'ultima riga si legge LePhiSY