LA CARMEN , UNA DI NOI

Ciascuno di noi ha un brano o una melodia che protegge inconsapevolmente nell’anima.  La mia personalissima colonna sonora, ereditata alla nascita, è un tripudio di brani esaltanti , quali La cavalcata delle Valchirie di Wagner, il Bolero di Ravel e il Toreador di Bizet .

Ai tempi della lirica al Teatro Massimo il rapporto dei cagliaritani con l’opera era molto sentito. Basti pensare che alle prime ( a cavallo fra gli anni ‘60 e ‘70) si portavano i bambini. In ogni famiglia “bene" si facilitava l’approccio alla lirica, considerato  un passaggio obbligato di crescita culturale, prendendo gli abbonamenti alla stagione lirica anche per i figli. Appartengo a quella generazione , tanti ricordi legati a quel periodo : il dress code seguitissimo dal pubblico, il profumo di cipria delle signore chic della Cagliari bene, i gioielli indossati con nonchalance, i movimenti leggiadri dei ventagli ricamati e piumati, le borsette da sera, accessoriate di pettinino specchietto e fazzoletto da naso con ricami, da cui sbucavano delicati guantini in pelle, la buca del suggeritore dietro il gobbo, i suoni disordinati provenienti dalla fossa d’orchestra , preludio dell’imminente avvio dell’opera, il silenzio teso  prima del via da parte del direttore d’orchestra, l’attacco...E poi il profumo del caffè durante l’intervallo, tutti in fila al bar nel foyer.

A parte il profumo del caffè di cui tutti i presenti alla prima della Carmen di venerdì 22 giugno hanno sentito , e a ragione, la mancanza , le sensazioni provate al Teatro lirico sono state pressoché le stesse.

Ambiente colto, raffinato, atmosfera tipica da prima teatrale, direi che tutti si conoscevano e si “riconoscevano" come appartenenti a quella temuta élite che compone il severo pubblico della prima, che può con la forza di un applauso benedire un’opera  oppure stroncarla sic et simpliciter.

Commenti e critiche tutto sommato equilibrate, applausi finali composti, non a scroscio, eh...Ma ci sta, era la prima !

Apprezzato il movimento dei gruppi sul palcoscenico , i bambini che correvano e marciavano, divertiti, le sigaraie che litigavano fra di loro,  sguaiate, sigaretta alle labbra come simbolo di trasgressione e libertà ( la Carmen si svolge nella Spagna di Franco, anni ‘40). Personalmente ho apprezzato la burrosa Roxana Costantinescu ,  che impersonava la  Carmen. Nonostante l’avanzata gravidanza, ha interpretato il ruolo della seduttrice dando il più possibile di sé nei suoi ovvi limiti fisici, accennando anche a movimenti del bacino stile lambada. Bruna e procace, camminata spavalda, risata attraente,  canta “l’amore è uno zingaro e non conosce legge" , figura femminile modernissima, donna che trova gusto nel provocare, ammaliare, e poi dire di no per fare spazio ad un’altra conquista ( ruolo un tempo esclusivamente maschile), che ama fortemente la vita eppure in nome della libertà va incontro alla morte. Che trascina negli abissi Don José innamorato , senza tentennamenti perché spronata dal fuoco della nuova passione per Escamillo il Toreador. Personalità forte, di chi non si accontenta e non vuol subire scelte ovvie dalla vita, conquistatrice nata e consumatrice veloce dei magici momenti iniziali di un innamoramento , e capace di scuotersi di dosso il povero innamorato respinto manco fosse una zecca fastidiosa, sprezzante di fronte a disperazione esibita. Essere padrona di sé stessa , amare la vita le passioni e la libertà più di qualsiasi altra cosa, libera anche di morire.

 

La Carmen , o ti è simpatica o non la sopporti. Niente mezze misura. A me è simpaticissima. Ci ritrovo molto delle cagliaritane, volitive, sicure di sé,  emancipate, guerriere che sanno affrontare a testa alta gli imprevisti della vita. Esse sono, come vedo io la Carmen, scire e furbette,  nel senso buono del termine, eh! Hanno lo sguardo intenso e sensuale come chi ha molto da raccontare (formidabile citazione di Claudia Rabellino Becce nella sua guida “Cagliari al femminile"), non sanno cosa sia l’ipocrisia , brave nel gioco della seduzione e altrettanto brave a scaricare ( “bogamindi de pressi “) il cascamorto non gradito .😀

Nella Carmen i protagonisti sono personaggi psicologicamente complessi. Gli ingredienti senza tempo come amore passione  gelosia follia , vita e morte, hanno contribuito a farne un capolavoro, che non smetterà mai di affascinare il pubblico.

 

Nella versione attualmente in produzione al Teatro Lirico è stato dato spazio interessante al coro delle voci bianche del Conservatorio di Cagliari,  diretto da sempre dal maestro Enrico Di Maira. Ne fanno parte bambini di età compresa fra i 7 e i 12 anni che costituiscono il vivaio, e i ragazzi fino ai 14 anni che costituiscono la sezione vera e propria del Coro delle Voci Bianche.*

A parte le sonorità dolcissime delle loro voci, hanno mostrato di muoversi sul palcoscenico da veterani , erano padroni dei movimenti e si muovevano con disinvoltura negli spazi ( coreografia di Maxine Brahan ripresa da Luigia Frattaroli). E poi facce divertite , da veri monelli .🤗 Del coro fanno parte una quarantina di elementi, si esercitano assiduamente, e studiano tanto , poiché per la loro bravura sono chiamati a cantare anche 60 volte in un anno . Ma al  termine di ogni spettacolo, racconta Di Maira, trasudano felicità da tutti i pori. Così anche in occasione della Carmen. APPLAUSI.



24giugno 18

 

*Coro delle voci bianche. Una terribile usanza tutta italiana, alla cui base c’era un business,  prevedeva la castrazione dei ragazzi in età prepuberale allo scopo di salvaguardare e mantenere incontaminata la voce acuta tipica dell’età. Nel ‘600 e ‘700 circa 100.000 bambini  dalla voce promettente vennero evirati con sistemi terribili , si stordivano con l’oppio e si immergevano in una tinozza con acqua calda. Con un procedimento particolarmente cruento si asportavano i testicoli per porre fine alla naturale crescita ormonale del testosterone. I ragazzi che , pochi ahimè,  sopravvivevano a questa pratica , venivano venduti ad impresari artistici( per lo più appartenevano a famiglie povere e bisognose). Entravano nelle scuole di canto per voci bianche, una a Roma e una a Napoli , venivano sottoposti ad un duro addestramento delle corde vocali e dei muscoli della respirazione. Non tutti i ragazzi ebbero successo , molti finirono con l’insegnare o suonare uno strumento. Ma chi ce la fece , diventò talmente celebre da essere idolatrato come un mito. Il più famoso fu il Farinelli , di Andria. Era capace di cantare 200 note con un solo respiro! L’ultimo castrato di cui si ha notizia è  Alessandro Moreschi , che prima della morte avvenuta nel 1922 riuscì a registrare la sua voce , unico caso al mondo, e a farcela pervenire . Vi prego di ascoltare l’emozionante Ave Maria da lui cantata, che vi allego. È veramente un dono celestiale.

Alessandro Moreschi

Soprannominato l'angelo di Roma, Alessandro Moreschi fu l'ultimo castrato della storia della musica. Nel 1902 registrò la sua voce per i primi grammofoni. È l'unica testimonianza di una voce bianca dopo la castrazione.

Atto III

I bambini del Coro delle Voci Bianche del Conservatorio di Cagliari. APPLAUSI