Racconta l’ingegner Gaetano Ranieri che per velocizzare i ritrovamenti a Mont'e Prama promise 100 euro a chi fosse riuscito per primo nell’impresa (fece in modo che il premio andasse a uno dei 4 detenuti che aveva voluto a fianco a sé negli scavi)-

Ascoltare il racconto della scoperta dei Giganti di Mont'e Prama dalla viva voce del prof.Gaetano Ranieri , già professore di Geofisica applicata all'università di Cagliari, è un’esperienza che auguro a tutti. Ringrazio gli amici della fondazione Nurnet per aver invitato il professore, uno degli attori principali della scoperta dei Giganti, ospite della rassegna “incontri del venerdì “ , all’interno della interessantissima MOSTRA DELLA CIVILTÀ SARDA, allestita presso la Stazione Marittima.

Questo è il famoso georadar che ha permesso il ritrovamenti dei Giganti. Trainato da un fuoristrada per ettari ed ettari ha scandagliato il terreno rilevando iperbole

LA SARDEGNA, UN MUSEO A CIELO APERTO

“Non esiste nessun'altra persona al mondo che abbia messo così tanta passione su Mont'e Prama come Gaetano Ranieri “( cit.Francesca Caputo, archeologa subacquea ad Oristano).

 

Tutto cominciò con una bugia” , così esordisce l’ing. Gaetano Ranieri ,il deus ex machina di Mont'e Prama, ricostruendo i fatti antecedenti la scoperta. Era il 1974 quando da un articolo dell'Unione sarda venne a sapere che un tale Sisinnio Poddi, proprietario terriero di un agro nel Comune di Cabras, durante l’aratura del campo rinvenne accidentalmente una testa in pietra.

Illustri archeologi intervennero e portarono alla luce altri manufatti. Primo fra tutti fu Giovanni Lilliu, che vide altre cose, vide un tempio, delle tombe, una capanna nuragica che affiorava...cominciarono le invidie, finirono i soldi, Lilliu fu mandato via, poi, con altro finanziamento, fu il turno del dr. Tronchetti che portò alla luce 60 bellissime tombe a pozzetto di 70 cm (scoprimmo così che i nostri avi nuragici seppellivano i loro morti accovacciati in posizione fetale). Gli scavi continuarono fino a che nel 1980 la Soprintendenza dichiarò pubblicamente che tutto quello che c’era da scoprire era già stato portato alla luce. E si terminarono gli scavi!

Come era possibile,  si chiese l’ingegner Ranieri, che lo scavo fosse terminato, con tutti quei reperti ritrovati ! Dev’esserci un sacrario per forza...Ma come procedere senza quattrini a disposizione? Occorreva un progetto.

La svolta si ebbe in Marocco, dove Ranieri si trovava per una ricerca commissionata dal Club Mediterranee sull’inquinamento delle falde acquifere. Capitò a Volubilis,  città del genero di Cleopatra. Questa città, con 120 mosaici e un centinaio di ville patrizie, era considerata una delle dieci città antiche più belle del mondo. Si accorse che c’era tutto tranne il teatro. Come era possibile che i romani, popolo gaudente, potessero rinunciare al teatro? Andò alla ricerca di foto aeree scattate sull’area archeologica, in una bancarella in città ne trovò una dove Volubilis era semplicemente una piccola macchia scura. Come fare ad identificare un teatro? Comprò uno scanner pazzesco per quei tempi, fece domanda al Ministero degli esteri, e ottenne danaro. Si interessò al progetto un archeologo dell’università di Sassari,  Momo (Raimondo) Zucca , che chiese di andare in Marocco. Geofisica e archeologia, una sinergia formidabile! E fu così che mentre osservava il monitor e le immagini filtrate , Momo con un urlo esclamò:” l’hai trovatoooooo!” ,mostrando eccitazione per l’anfiteatro ritrovato  e gioendo per il successo di un collega, perdipiù dell'avversaria Università di Cagliari!🙂 Il pensiero corse alla necropoli di Mont'e Prama, non indagata a sufficienza. Perché non utilizzare la stessa sinergia lì? Dopo qualche anno finalmente si poté mettere in atto il progetto, stesso procedimento del Marocco.

Si portò la geofisica dentro l’area archeologica. Con l’ausilio di un georadar brevettato in Italia si fecero altre indagini e misurazioni. Si rilevarono tantissimi altri elementi anomali ancora all’interno dell’area archeologica ma a diversa profondità, (a 3 mt, e non è detto con diversa datazione). Alcuni blocchi di due metri e mezzo facevano pensare a giganti. E infatti il 23 giugno 2014, dopo soli 40 secondi dalla indicazione di Ranieri su dove scavare trovarono le pietre. Scavarono per tutta la notte.

Il  24 giugno 2014 Ranieri trova il più grande betilo mai trovato prima, fatto importante per confermare l’enorme rilevanza del sito, poiché per l’archeologia l'altezza di un betilo è un indicatore dell’importanza della persona a cui è dedicato.

I ritrovamenti vennero fatti al centimetro, a dimostrazione della efficacia pazzesca della macchina. 2.350 anomalie rilevate nel terreno e 4.400 pezzi recuperati, in quanto alcuni troppo piccoli perché li vedesse il georadar.

Attorno a Mont'e Prama c'è un'area vasta di ettari ed ettari con anomalie rilevate. Una struttura ordinata di anomalie, altre capanne, con ingresso addirittura. Gli scavi , come è noto, sono stati chiusi per mancanza di finanziamenti statali. Ed il sito attualmente non è recintato. Ci si chiede perché, visto che il sito è di eccezionale importanza, si tratta di scavi al momento più importanti del Mediterraneo, con un valore enorme, che potrebbe riscrivere la storia della Sardegna,  e dare slancio economico al ricco mercato dell' archeoturismo. Oltre al fatto che renderebbe la professione dell'archeologo fra le più ambite in Italia.

 

Foto aeree, e non solo a Mont'e Prama , permisero di scoprire nuovi villaggi neolitici,  come a Villamar.

Con le tomografie elettriche venne indagata anche la reggia di Barumini, scoprendo che sotto ci sono altre costruzioni. Gli studiosi notano che nel pozzo scorre ancora acqua, ma non si trova la fonte. Eppure i nuragici lo sapevano, avevano conoscenze geologiche e idrogeologiche*. Facile pensare che la reggia fosse stata costruita in quel luogo proprio per la presenza dell’acqua. Il concetto è lo stesso per Mont'e Prama. Perché creare un sito di così vaste proporzioni lì nel Sinis? La zona doveva avere delle risorse naturali speciali, come l’acqua. Allora si ragiona sull’ipogeo scoperto a San Salvatore di Sinis. Sotto la chiesetta che tutti noi conosciamo c’è  una cavità sotterranea adibita al culto sacro delle acque, con un pozzo situato al centro della struttura risalente all’età nuragica. Un tempio ipogeico sicuramente di notevole rilevanza frequentato fino all’età cristiana. L’idea é che l’Ipogeo abbandonato a San Salvatore di Sinis sia da considerarsi alla stregua di un tazebao, cioè un giornale murale scritto a mano che ci parla di Mont'e Prama. Si scattano foto ad infrarossi alle pareti dipinte per vedere oltre il visibile ad occhio nudo. Compaiono figure che ti lasciano a bocca aperta, un giaguaro , i boccoli di una ragazza leggiadra, una pavoncella, la faccia di un cupido, una danzatrice nuda, un veliero con nostromo, una scritta. Una quadriga, un uomo che agita una palma. Si raccolgono 4000 foto da analizzare.
Ma non solo. Sicuri che i nuragici si fossero stanziati lì perché c’è acqua, e considerando quanto fosse importante e sentito il culto dell’acqua che purifica e cura, Ranieri e Zucca mettono il naso nello stagno. Da alcune foto scattate nel 1800 notano che nella palude ci sono nuraghi. Era successo perciò qualcosa come un cataclisma che aveva sommerso una possibile città nuragica. Ranieri non dice niente di preciso, annuncia però che hanno visto qualcosa che fa pensare ad un paesaggio mostruoso, qualcosa che sconvolge tutta la storia delle civiltà dell’area del Mediterraneo !!!



.

25 settembre 18



*che i nuragici avessero conoscenza idrogeologica e abilità nel padroneggiare l’acqua si evince dalla sacralità del culto dell’acqua, e dall’esistenza di tantissimi meravigliosi pozzi. Non dimentichiamoci poi  che l’acquedotto cagliaritano romano, considerato forse la più bella opera ingegneristica idraulica dell’antichità(è un capolavoro mondiale, cit.Ranieri), lungo 47 km, ha origine in epoca nuragica. Non sappiamo da dove parta, (ma perché?)alcuni sostengono da Villamar. I romani hanno sfruttato quanto già trovato e tracciato dai nostri avi. Il bastione di Santa Caterina a Cagliari è sempre chiuso perché lì vicino, nella parte di sopra,c'è la "fontana bona". Sotto la gradinata del Libarium è pieno di cisterne.

A Monte Nuxi, Esterzili, è stato scoperto il Tempio delle acque. A distanza di 20 metri ci sono 7 fonti , di cui una addirittura di acqua calda! ERANO DEI MAGHI, I NURAGICI ( cit. Prof.Ranieri)

 

Il meraviglioso tempio ipogeico di San Salvatore di Sinis , oggetto recente di nuove ricerche ed indagini utili per risolvere il MISTERO DI MONT'E PRAMA

Dal geoscanner si videro 2 anomalie enormi. “Un animale mitologico” esclamò Momo Zucca😁. Sì trovarono di lì a poco 2 o 3 statue ravvicinate

Una mostra intelligente fortemente voluta dall'associazione Nurnet , che ci avvicina alla vita quotidiana dei nostri avi nuragici , con ricostruzioni attente e precise degli utensili che si adoperavano, dalle ceramiche agli indumenti alle navi o alle lame . Alla portata di tutti, è una mostra dall'intento divulgativo e didattico, adattissimo ai bambini e alle scolaresche. #seminiamocultura #parliamodellagrandeciviltànuragica

MOSTRA SULLA CIVILTÀ SARDA. Alla stazione marittima di via Roma ( per capirci è l'edificio azzurro), ha preso avvio stamattina la mostra sulla CIVILTÀ SARDA, un'occasione imperdibile per approfondire la conoscenza dei nostri avi nuragici. Andateci, durerà fino a dicembre, perché oltre che interessa

La Sardegna mappata , lavoro strepitoso dei soci di Nurnet. Una cartina pieghevole che riporta fedelmente tutti i siti nuragici ritrovati