IL BUCO

IL BUCO

Per tre anni mi sono chiesta dove fosse.

Un pensiero comune a molti genitori di adolescenti, credo. Chi ha avuto un figlio alla scuola media Alfieri ha sentito parlare per forza del “buco” .

Quando ne venni a conoscenza, mi vennero i capelli dritti. Probabilmente per l'assonanza ad altri buchi, mi venivano i sudori freddi solo a sentirne parlare.

Omertosi che manco in Gomorra, i ragazzini che interpellavo sull'argomento glissavano. Indicazioni stradali poche e confuse.

Ma vabbè, quei tre anni, i più complicati nella crescita di ogni adolescente, sono passati e come spesso capita ho allontanato quella curiosità.

Finché stamattina, catturata dalla bellezza colorata di un Cercis o Albero di Giuda, mi sono trovata in un viottolo interno ad un condominio di palazzine anni ‘50, di quelle con i panni stesi e il cortile fiorito. Foto dopo foto sono finita in un angolo con tracce di frequentazioni giovanili, street art fatta dai writers con le bombolette. Molto urban, messaggi che solo loro capiscono.

Il vicoletto ad un certo punto si restringe tanto che a mala pena ci passano due persone affiancate. Un cunicolo. Indovinate dove sono sbucata!?! In via De Gioannis!

Ma vuoi vedere che questo qui è il famoso buco che mi ha creato ansia, suspance, irritazione, preoccupazione per anni?

Guardate il video. Vi è ripreso il famigerato luogo vocato al celarsi, alla clandestinità, allo sparire ,evaporati, per sottrarsi al controllo e alla vista di adulti.

Molti teenagers cagliaritani, (immagino questa storia durasse da almeno vent'anni), hanno cercato qui una sorta di iniziazione in quelle forme di trasgressione che li potevano far sentire più grandi d'età.

La fretta di crescere era la spinta a darsi appuntamento al buco. Fin dalla prima media, i ragazzini ci andavano per: a) rissare b) cuccare c) fumare.

Parola d'ordine trasgredire. Mi raccontano che nel caso arrivasse d'improvviso un professore le sigarette sparivano, e si tratteneva il fiato per non mostrare il fumo. I primi baci e le prime cuccate. Le prime scazzottate. “ Ti aspetto al buco” detto con sguardo da balente era un po’ come gettare il guanto in un gesto di sfida. Era un luogo deputato a saggiare le forze.

Mah! Girato il video, ascoltati i racconti dalla voce dei protagonisti diventati adulti, mi sembra che tutto questo senso di pericolo rappresentato dal “buco ” sia da ridimensionare.

P.s. la mia esperienza di mamma di adolescente si riferisce a dieci anni fa. Non sono al corrente se il buco attragga ancora i teen e preoccupi i genitori... attendo vostre testimonianze!

 

25 marzo 19

In via Filia sono stata incantata da questo Albero di Giuda. Da lì comincia un viottolo che termina in via De Gioannis

Il cunicolo che porta in via De Gioannis

Servitù di passaggio, il vicoletto collega due vie